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GIOVEDI 14 e VENERDI 15 MAGGIO 2009
(9.30-17.30)
CAMILLO LORIEDO
Come costruire una terapia ipnotica
L’utilizzazione nella diagnosi, nella progettazione
nella realizzazione dell’intervento ipnotico
con Video e Dimostrazioni
Il workshop ha un carattere esclusivamente clinico e si propone di attraversare per intero i vari momenti del processo terapeutico.
La chiave di lettura è quella dell’ipnosi ericksoniana e l’utilizzazione è la filosofia predominante, ma il principale obiettivo è quello di prendere in esame tutte le insidie che si nascondono, prevedibilmente o imprevedibilmente, in ogni fase dell’intervento ipnotico.
Con l’ausilio della situazione clinica reale, viene esaminata, momento per momento, l’articolazione cruciale tra la l’uso di una tecnica di intervento e la costante evoluzione del rapporto terapeutico.
Il ragionamento clinico, condotto ad alta voce, consente di discutere come riconoscere, affrontare e risolvere i momenti critici che il terapeuta incontra, regolarmente o eccezionalmente, nel suo percorso verso la conclusione della terapia.
La costante correzione del progetto terapeutico in base alle risposte ricevute dal soggetto, costituisce il migliore allenamento per permettere al terapeuta di acquisire la necessaria flessibilità.
Video, esemplificazioni cliniche e dimostrazioni costituiscono la struttura fondamentale e il carattere esperienziale su cui si fonda il wokshop avanzato.
Camillo Loriedo
Professore Associato di Psichiatria, Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Resp. Modulo per il Trattamento dei Disturbi Alimentari, Servizio Speciale di Psicologia Clinica e Psicofarmacologia, Università "La Sapienza" di Roma.
Bulimia: l’epidemia invisibile
Il grande clamore che suscita ogni giorno l’Anoressia Nervosa, amplificato dai media e dall’interesse che suscita nell’opinione pubblica, pone in maggiore evidenza la mancanza di attenzione rivolta alla Bulimia Nervosa.
Tra le patologie dell’alimentazione, la Bulimia Nervosa appare certamente la più insidiosa. A differenza della Anoressia e del Binge Eating Disorder che producono visibili, e spesso drammatici, effetti somatici che spesso si accompagnano a profonde alterazioni dei rapporti sociali e lavorativi, nella Bulimia la presenza di una severa patologia e la inesorabile tendenza a costruire relazioni disfunzionali tendono, di regola, a sottrarsi alla osservazione esterna.
Una apprezzabile forma estetica che conduce spesso a supporre una condizione di ottima salute e una apparente capacità di integrazione psicosociale, solitamente compatibile con un grado lieve-medio di gravità delle condotte alimentari di tipo bulimico, sembrano essere i fattori che più spesso tendono a rendere pressoché invisibile alla osservazione superficiale la presenza di questa patologia.
Queste notazioni spiegano perché la presenza di Bulimia Nervosa nella popolazione generale venga frequentemente sottostimata, nonostante un consistente progressivo aumento di incidenza della patologia rilevato nella maggior parte dei paesi occidentali, negli ultimi dieci anni e ad un elevato coefficiente di pericolosità che, a dispetto delle apparenze, questa malattia dimostra nei fatti.
Adele De Pascale
Prof. Aggregato di Psicologia Clinica, Università la "La Sapienza" di Roma Polo Pontino. Resp. U.O.D. Univ. di Psicologia e Psicoterapia – Centro D.C.A. adulti Osp. Fiorini (Terracina).
Disturbi del Comportamento Alimentare: sviluppi del significato personale e relazionale
Da una prospettiva cognitivista sistemica, la sindrome unitaria dei DCA, sia questa clinicamente caratterizzata dalla anoressia, o dalla obesità e/o da BED o altro, viene concettualizzata come l’espressione comportamentale di un vago e indistinto senso di sè che oscilla intorno a confini antagonisti tra il sentirsi legati all’esterno e per questo dipendenti dal giudizio degli altri e dunque bisognosi della loro approvazione, ed un sentirsi legati all'interno percepito come un vuoto al quale corrisponde un senso di inadeguatezza e per questo il timore di essere criticati e assoggettati o invasi, tanto da esprimere la tendenza a modificare il proprio peso corporeo e per questo il proprio comportamento alimentare in corrispondenza di ogni oscillazione emotiva tra le suddette polarità. Da questo punto di vista si evidenziano come centrali per questi pazienti temi quali il giudizio esterno, il perfezionismo, l’immagine di sè, l’autostima fondati essenzialmente sugli altri.
A partire dalle prime fasi dello sviluppo, la corretta successione delle sequenze comportamentali relative al cibo consente, ma è anche resa possibile - in una stretta reciprocità - dalla percezione e dal continuo raffinarsi del riconoscimento dei diversi stati interni man mano che essi si differenziano, siano questi propriocettivi (vd. fame, sazietà, sonno) che emotivi (rabbia, paura, gioia, dolore, disgusto, noia, etc.). Le caratteristiche dei genitori sono tra gli aspetti più spesso considerati come aventi un ruolo determinante nella patogenesi dei DCA. Le ricerche sull’ambiente familiare hanno evidenziato il ruolo del comportamento dei genitori come pure il loro comportamento alimentare nel favorire il disturbo nei figli.
I genitori offrono un inevitabile modello di apprendimento contribuendo in modo preponderante alla costruzione della qualità dei processi affettivi e di attaccamento nella relazione con la prole. Lo stile di vita familiare, la qualità delle relazioni interpersonali caratterizzate per lo più dalla ambiguità e indefinizione delle espressioni emotive, unite in modo spesso contraddittorio al controllo delle caratteristiche esteriori, sono situazioni che finiscono col creare una condizione di “vuoto” o solitudine affettiva che il bambino percepisce come passivamente imposta. Questa condizione spesso e in modo determinante contribuisce alla genesi di un DCA.
Massimo Ammaniti
Professore Straordinario di Psicopatologia Generale e dell'Età Evolutiva, Professore Ordinario di Psicopatologia dello Sviluppo, Facoltà di Psicologia, Università "La Sapienza" di Roma
I disturbi alimentari infantili: aspetti clinici e diagnostici
I disturbi alimentari nell'infanzia sono oggetto di un interesse crescente in quanto si è rilevato che tendono a persistere anche nelle fasi successive addirittura fino all’adolescenza. Tuttavia la categoria del DSM-TR Disturbi Alimentari è una categoria molto ampia e poco specifica mentre si è definito un nuovo inquadramento evolutivo più specifico sul piano diagnostico e terapeutico. Nel Workshop verranno presentati i quadri vari clinici nell’infanzia mettendo in luce le interazioni con i genitori, utilizzando videoregistrati.
L’Istituto Italiano di Psicoterapia Relazionale
e la Società Italiana Milton Erickson organizzano:
LE NUOVE FRONTIERE DEI DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE
Roma 13 e 14 novembre 2009
Massimo Ammaniti
Adele De Pascale
Camillo Loriedo
AUDITORIUM AUGUSTINIANUM
Via Paolo VI, 25 - ROMA